Andy Bodle e la dipendenza da escort
Si sa, dietro ogni piacere della vita, piccolo o grande che sia, si nasconde lo spettro della dipendenza. La tendenza a manifestare un rapporto compulsivo-ossessivo con l’oggetto di piacere pare risieda nei geni, altre fonti fanno risalire il tutto al tessuto sociale-familiare di appartenenza, gli psicoterapeuti più moderati invece traducono la dipendenza in attività funzionale al riempimento di un vuoto, di una mancanza.
Comunque la si voglia mettere, è fuori dubbio che l’appuntamento con una delle tante bellissime accompagnatrici che operano in Italia e nel mondo sia piacevole. Le ore che precedono l’incontro, la cena, la serata, la possibilità di un dopocena di passione (al contrario di quanto molti pensano non è scontato, rimane sempre a discrezione della escort, dei suoi gusti personali e del feeling che si crea durante l’incontro, come avviene con ogni donna) che si fa largo a seguito di ogni sguardo, di ogni parola, sono per moltissimi uomini un’occasione appagante, emozionante, virile.
Anche spogliando l’incontro con una escort di tutte le (plausibili) implicazioni sessuali, una escort garantisce, oltre a bellezza ed eleganza nei modi, la capacità di far sentire importante un uomo: fa uscire da lui tutte le sue migliori qualità di gentiluomo, di corteggiatore, di cacciatore. Ecco quindi che anche gli incontri per una cena, un meeting o un party esclusivo diventano per il cliente un modo -semplice- di sentirsi importante, apprezzato: sensazioni, queste, che il femminismo più bieco e oltranzista ha sottratto violentemente al maschio e, conseguementemente, alle relazioni uomo-donna. Del resto dobbiamo essere sinceri e privi di ipocrisia: se da un lato è fin troppo semplice bollare il fenomeno escort come evoluzione del “mestiere più antico del mondo” dall’altro dobbiamo ammettere che il servizio stesso offerto dalle escort (accompagnamento, buona compagnia, piacevoli discussioni, complicità e intimità con il cliente, “coccole per l’ego”) arriva a colmare un vuoto relazionale sempre più ampio nel rapporto tra uomini e donne, sempre più avvelenato da competizione, stereotipi sociali, opportunismo, disonestà intellettuale, impossibilità di dialogo.
Queste premesse, che potrebbero apparire persin troppo autoindulgenti, erano ben chiare ad Andy Bodle, autore televisivo inglese, che in un appassionato articolo pubblicato sul Daily Mail confessa il fascino esercitato su di lui dalle accompagnatrici di lusso e il piacere, diventato progressivamente dipendenza, di relazionare con loro. Inutile dire che, per quanto benestante, nel periodo di 18 mesi oggetto di testimonianza, il patrimonio personale del buon Andy si è dilapidato (eh si, le escort hanno il lievissimo difetto di essere economicamente impegnative…).
Incontri terminati per la maggior parte con un bacio, casto, ma che in un periodo di solitudine come quello passato dall’autore dell’articolo hanno avuto spesso un effetto terapeutico sull’autostima e sull’umore. Motivo questo che ha indotto mr. Bodle a usufruire sempre più spesso della buona compagnia delle top class escort.
Ricreando il background socio economico della sua esistenza (un solido impiego, una famiglia benestante alle spalle, una laurea, un appartamento in zona residenziale) ammette senza mezzi termini che non esiste lo stereotipo del “cliente delle escort”. Con un sottile filo di vergogna, e senza chiedere condoni di alcun tipo, testimonia uno scenario del tutto privo di amore, una relazione finita male, una serie infinita di appuntamenti andati sempre male, forte timidezza caratteriale causata da traumi adolescenziali legati al sesso opposto:
At school, I was a bit of a nerd. At 14, for example, I was publicly humiliated by the popular girl I fancied. She told me to meet her in a secluded corner of the playing fields, and then ambushed me with her friends and shouted: ‘I wouldn’t go out with you if you were the last person in the world.’
La tentazione quindi di avvicinarsi ad un mondo in cui le relazioni magicamente diventano facili, semplici, ciniche e senza aspettative forse, ma paradossamente più pulite e trasparenti, era troppo forte per poter resistere.
La testimonianza del tutto priva del senso dell’umorismo inglese che ci si aspetterebbe prosegue con il primo incontro con una escort (mediato da un’agenzia apposita -in inghilterra è possibile, in italia no), il nervosismo e l’eccitazione di un incontro con una donna scelta su catalogo, il bacio scambiato alla fine dell’incontro.
Nei successivi 18 mesi Andy Bodle incontrerà 16 diverse escort con cui, narra, sarà sempre galante e capace di un raffinato corteggiamento:
Each time, like the first, I treated it like a real date. I was always courteous, I always bought flowers and champagne, and I always paid for an extra hour so that I could get to know the girls first. Sometimes we had dinner, sometimes we went out for a walk. Once, we sat down and watched EastEnders.
Un uomo qualunque che si trasforma istantaneamente in un invidiabile gentleman? Sembrerebbe di sì e se non fosse stato per due eventi consecutivi, forse i più banali che possono capitare a chi usufruisce di servizi di accompagnamento, tutto questo sarebbe proseguito a tempo indeterminato: il primo è il legame con una escort di nome Haley su cui per breve tempo inizia a fantasticare un’evoluzione sentimentale, fantasia poi spezzata nel più cinico e realistico dei modi:
Well, it’s not my ideal job. But I have got used to the lifestyle. If I did give this up for a man, he’d have to earn twice as much as I do. And I earn a hundred grand a year.
Ebbene si, il Dio Denaro non conosce la piaga dell’ateismo.
Il secondo evento catalizzatore di un cambiamento è l’incontro con una escort di nome Sylvia:
Sylvia said: ‘I am very happy you came here tonight.’ ‘Why’s that?’ I asked. ‘Because you are nice.’
I smiled, but she continued: ‘And also because now I can pay my gas bill.
Realtà batte Andy Bodle 2-0.
Ma Andy è un buono, fondamentalmente, e invece di comprendere che la vita è fatta di questo e che soprattutto una moglie vera e propria di quelle legittimate da Dio e dagli uomini è capace di ben peggio (!) scopre che molte escort non fanno questo lavoro per piacere, ma per denaro (ma no!!!): in un impeto di misericordia umana l’incontro con l’ultima escort, Maya, aspirante modella di origine polacca (nonchè l’azzeramento del conto in banca) segna la fine della sua avventura nel mondo delle accompagnatrici.
Dopo questa lunga esperienza, illuminante e formativa, Andy ha riscoperto lati del suo carattere che non pensava di avere: simpatico e affascinante con le donne, capace ora più che mai di approcciare l’altro sesso con savoir fare ed eleganza. Non solo, questa sua nuova e più sana vita lo ha portato alla realizzazione di nuovi format televisivi di successo.
Un po’ come chi smette di fumare spesso abbraccia dottrine salutiste, il nostro eroe ha riscoperto se stesso dopo i lunghi 18 mesi passati da cliente di accompagnatrici. Se già molte escort oggi reclamano un ruolo sociale importante, presto assisteremo alla loro celebrazione come utile servizio di coaching e supporto psicoterapeutico?
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