Sedotta dalle mani di quell’uomo. Ero felice.

Sedotta piacevolmente. Che strano! Non avevo mai gradito l’approccio di un uomo maturo. Anzi, lo sguardo degli uomini molto più grandi di me mi creava sempre una sorta di fastidio. Che non potrei definire imbarazzo. Probabilmente, il termine più giusto è “fastidio”. Altroché sedotta da loro. Per farla breve, fino a quel momento, le mie relazioni erano state caratterizzate da connotati precisi.

Venivo costantemente sedotta dai miei coetanei.

Molto spesso da ragazzi più giovani di me. Naturalmente mi ero convinta che ciò che mi piaceva degli uomini era la loro età. La loro giovinezza. Fin da ragazzina, ero stata sedotta da loro. Amavo i loro corpi. Desideravo portarmi a letto quelli che definivo i miei piccoli peccati. Senza farmi troppi scrupoli.

Venivo sedotta da cosa? Naturalmente dal piacere che sapevano darmi. Fare sesso con loro non era mai stato particolarmente interessante. Mi piaceva tutto il resto. Lasciavo a loro l’iniziativa. permettevo a tutti loro di pensare che avevano fatto colpo su di me.

Perché l’idea di essere sedotta e posseduta mi eccitava terribilmente.

In realtà mi accorgevo che dietro questa apparente sottomissione, ero sempre io a dettare i tempi ed i modi. “Finisci il tuo lavoro” era la mia solita frase. Un invito esplicito a farmi godere. Non perdevo tempo in inutili amplessi che non mi facevano provare l’orgasmo. Sono sempre stata egoista a letto!

Due o tre volte erano sufficienti per testare il mio partner. Quando non venivo sedotta e quindi quando non godevo, me ne andavo e non mi facevo più né sentire né vedere. Mi sono sempre definita una farfalla, anche quando avevo relazioni piuttosto stabili. Non mancavano le divagazioni. Frutto di veloci incontri di sesso oppure di qualche ora trascorsa tra le braccia di un altro.

Pensavo di essere felice perché sedotta da questo gioco delle parti.

Sono sempre stata una ragazza libera e a tratti disinibita. Consapevole del suo desiderio e pronta a sperimentare. Continuavo però a ricercare il mio piacere. Ero sedotta dal corpo di qualcuno perché poteva procurarmi soddisfazione e godimento. Non importava se fosse l’uomo di un’altra.

Naturalmente non sono una escort. Sono una farfalla ma non sono nemmeno una puttana, tantomeno di testa. Ho sempre amato vivere la mia giovane età senza rendere conto di nulla a nessuno. Cercavo continuamente di essere sedotta. Sempre e comunque. Per una forma di narcisismo forse. Ma anche perché mi accorgevo che a letto, pensando ai miei orgasmi e non ai loro, diventavo un tutt’uno con me stessa.

Sicuramente venivo sedotta dall’idea piuttosto che dal resto.

Quel giorno mi sentivo osservata. Non erano i soliti sguardi libidinosi che si gustavano il mio culo (in fondo ci ero abituata) oppure cercavano di sbirciare dentro la camicetta. Capivo di essere sedotta ed intrigata da qualcosa che non capivo cosa fosse. Lui era seduto per i fatti suoi.

Uno sguardo al telefono, una scorsa al giornale. Tra un caffè e l’altro. Immancabile la sigaretta, tenuta tra le dita della mano in maniera sensuale, quasi elegante. Uomo maturo, casual, sicuro e spigliato. Non il solito cinquantenne con la camicia sbottonata, i calzoni colorati portati sopra la caviglia e l’atteggiamento tipico dello sciupafemmine.

Insomma, non il classico bell’uomo ma sicuramente un uomo piacente. Mi accorgevo, osservandolo, che catalizzava l’interesse delle persone. Con quell’aria decisa, quella decisione verbale e con quell’atteggiamento inusuale e a volte irritante e spavaldo.

Ero rimasta sedotta dalla sua voce.

Che non era rivolta a me perché nemmeno lo conoscevo. Lo sentivo parlare e volevo ascoltarlo. Non per farmi i fatti suoi o per carpire qualcosa di lui ma per continuare a sentirlo parlare. Inconsciamente desideravo la prima cosa che mi aveva colpito di lui.

Volevo essere sedotta da quel timbro di voce, dalla cadenza suadente delle sue parole. Mi immaginavo seduta al suo tavolo piacevolmente imbarazzata. Un imbarazzo dettato solo dal fatto di immaginare una situazione insolita. Ma nulla, se ne andò e non lo vidi più per diverso tempo.

A dire il vero ci ripensai per qualche giorno ma poi lo dimenticai completamente. Un piacevole pensiero che mi aveva stuzzicato e sedotta in quel pomeriggio di primavera. Qualche mese dopo lo rividi. Un cenno della testa quasi fosse un saluto. Ero capitata nuovamente in quel posto dove lui si beveva l’ennesimo caffè. Evidentemente era un abitudinario.

Dopo un po’ di tempo, non ricordo per quale motivo o quale fu la ragione che ci portò ad essere uno di fronte all’altra, mi ritrovai a parlare con lui. Ancora una volta, non lo volevo proprio, non era solo la voce che mi stava seducendo. Di questo mi stavo accorgendo.

Lui, quell’uomo maturo mi aveva sedotta con poche parole.

Ci incontrammo da soli per diverse volte. La sua età mi creava ancora qualche imbarazzo ma in realtà mi sentivo sempre a mio agio. Volevo pagare per una volta l’ennesimo caffè che ci eravamo bevuti assieme ma lui mi blocco il braccio con il quale cercavo di destare l’attenzione della cameriera.

Fu la prima volta che le sue mani mi toccarono. Immediatamente capii che erano bastate le sue mani e prima la sua voce a rendermi così felice. Sedotta dal nulla o forse da tutto. Come detto in precedenza, non gradivo la presenza degli uomini più grandi. Tantomeno se potevano sfiorarmi.

Sedotta dalle mani di un uomo maturo. Magica Escort

La prima volta che quelle mani mi toccarono, ebbi un sussulto. Accorgendomi che avrei voluto legare a me quelle stesse mani che mi avevano così tanto sedotta. (Immagine tratta dal web)

Invece, con lui, non successe la stessa cosa. Ricordo perfettamente quando le sue mani lasciarono il mio polso. Avrei voluto che rifacesse quel gesto mille volte per riaverle. Ci capimmo al volo. Fu un’amicizia che mi piacque davvero. Passammo lunghe giornate a chiacchierare. Senza nessun tipo di contatto. Senza un approccio. Consapevoli entrambi di stare bene.

Mi sentivo una Regina, sedotta da ciò che non avevo mai conosciuto prima.

Sapevo di essere una ragazza piacente. Consapevole di essere l’oggetto del desiderio di molti. Non ero la classica bomba sexy, anzi. Proprio per questo, anche per questo, riuscivo a gestire con molta facilità ogni rapporto con l’altro sesso.

Senza però considerare l’imprevisto. Sempre dietro l’angolo. Mi continuavo a chiedere: “io sedotta da lui che ha il doppio dei miei anni”. Ovviamente era successo nonostante facessi finta che non lo fosse. Non volevo arrendermi a quell’evidenza che mi rendeva vulnerabile. Non tanto ai suoi occhi ma soprattutto ai miei.

Fu “l’amico delle parole”, le cui mani mi avevano così tanto sedotta.

Ovviamente mi ponevo continuamente delle domande. Riflettevo su quell’uomo dalle mani avvolgenti. Un uomo che avevo definito “l’amico delle parole”. Lui che riusciva a farmi sentire completamente me stessa. Quella che non ero mai stata. Le paure mi avevano abbandonata. Stavo davvero molto bene.

Potevo essere senza trucco, con le infradito, oppure con una t-shirt sgualcita e lui riusciva a farmi sentire sempre una Regina. Con quello sguardo invitante, quelle frasi che erano pezzi di lunghi ed indimenticabili discorsi. Oltre alle sue mani che non mi avevano mai cercato per portarmi a letto ma solo per farmi sentire quella magia che solo lui era riuscito a farmi scoprire.

Era diventato un esigenza. Un bisogno continuo della sua seduzione.

Rileggendo quello che sto scrivendo mi è venuto un dubbio atroce. Che stessi preparando un racconto erotico. Inorridisco solo all’idea. Le sue mani, quando glielo chiesi esplicitamente, furono mie. Quelle mani che mi avevano sedotta e che ora volevo conoscere. Le volevo con me e su di me.

Mi insegnò a respirare mentre eravamo nei nostri momenti di assoluta e totale complicità. Ascoltava le vibrazioni del mio diaframma quando il mio respiro cambiava ritmo. Cercava ogni minimo movimento del mio corpo. Mi accorgevo di quanta attenzione ci mettesse per non perdersene nemmeno uno. Il mio piacere, i miei orgasmi, il mio desiderio, erano suoi.

Quell’uomo maturo che aveva colto nel segno. “L’uomo delle parole” che mi aveva sedotta con il semplice tocco delle sue mani. Facendomi sentire una Regina. (Immagine tratta dal web)

Feci l’amore con lui una volta sola.

Non volevo correre il rischio di rovinare la magia di quegli incontri. Di quelle mani, di quella voce e di quell’uomo. Sedotta da lui, dal suo tutto. Durò pochissimi secondi. Si proprio così. Entrò dentro di me solo per un breve ma interminabile attimo.

Aveva capito che ero stata sedotta da lui e non dal desiderio di averlo come gli altri. Quando lo capì, si fermò immediatamente rispettando la sensazione che aveva percepito. Non mi mancò per nulla fare l’amore con lui. Anzi. Pensandoci a posteriori, era ovvio che non mi mancasse.

Con quelle mani, mi aveva fatto scoprire la mia vera intimità. Le sue parole mi avevano dato la giusta consapevolezza. Mille volte mi fece godere. Con quelle mani, con quella bocca, con il suo essere grande. Mi ritrovavo ad essere una splendida Regina, sedotta e amata.

Gli dissi inconsciamente ti amo, mi scappò e fui felice quando successe.

In fondo non ne ero innamorata. Ma era talmente intensa la nostra complicità che quello riuscì a farmi dire. Di lui non ho mai avuto nemmeno il numero di telefono. Solo una e-mail che diventava la nostra forza. Lui, che mi aveva sedotta con il suo essere un uomo maturo, mi aveva dato una grande certezza.

Quella che ti porta alla consapevolezza che puoi anche stare lontano dall’uomo che ti ha sedotta. Perché a volte, la lontananza avvicina terribilmente. Sapete cosa vi dico alla fine di tutto. Sono stata benissimo, sono stata felice, sono stata sedotta in maniera meravigliosa.

Ho dato tutta me stessa a quell’uomo dalle mani speciali e dalle parole inconfondibili. Con la consapevolezza che, per la prima volta in assoluto, dare tutta me stessa a lui era proprio quello che volevo e che avevo desiderato. Per lui, solo per lui, “l’uomo delle parole”. Colui che inizialmente mi aveva sedotta con le sue mani.

Fu la prima volta che dissi grazie. Non lo dissi a lui. Lo dissi a me rivolgendolo a lui. In fondo, non avevo mai ringraziato nessuno. Il mio solito egoismo. Ed in quel momento, mi venne alla mente un articolo di Massimo Recalcati che avevo letto qualche anno fa: “Com’è difficile dire grazie (anche in amore)“.

“D. The Brain”

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